Ogni tanto leggo D di Repubblica perché secondo me le foto pubblicitarie sono molto fighe, e un paio di settimane fa (credo. La vecchiaia è una brutta bestia) lessi un commentino su Topi, di Gordon Reece e, molto ma molto prima, un articoletto su La dea cieca, di Anne Holt.
Non so voi, ma in genere quando mi parlano di un tizio che ha fatto per tutta la vita l'illustratore per bambini e poi è uscito di testa e ha scritto un thriller, e mi fanno vedere una copertina carina come quella della Dea cieca - opinione personale - ecco, mi sento stuzzicata.
In breve, la settimana scorsa li ho comprati tutti e due.
Uno faceva proprio schifo, l'altro un po' meno ma pur sempre niente di che. Andiamo con ordine:
Topi: dunque, il punto è che su questo libro io ci sbavavo. Ma sbavavo, eh. Bastava leggere la trama: due donne, madre e figlia, una con meno spina dorsale dell'altra (la figlia) si trasferiscono in un cottage isolato dopo che la loro famiglia si è sfasciata e la ragazzina, Shelley, ha subito del mobbing da parte delle sue ex migliori amiche. Poi succede parecchio casino.Ok, ok, la storia merita, ma qua e là ci sono interi passaggi che mi danno sui nervi: allora, abbiamo corsivi ogni tre passi, ripetizioni in ogni dove e stereotipi a bizzeffe: il padre le lascia per una ventiquattrenne bionda con le tette grosse (uelà, che fantasia!) e le bad girls di turno fumano, se ne strafregano della scuola e passano le giornate a chiacchierare di vestiti e ragazzi. Poi sono mezze punk, con tatuaggi&piercing.
Oltre a ciò, avrei diverse domande da porre in quanto alle scelte stilistiche: perché decidere di far narrare una vicenda così complessa, così dolorosa, così adulta, a una sedicenne? In terza persona sarebbe stato molto più drammatico.
Eccolo il problema: Topi ha un sottotesto tragico, ma non si risolve in maniera soddisfacente quando si tratta di scegliere la strada da prendere. Nick Hornby l'avrebbe raccontato in maniera ironica, Cormac McCarthy prendendosi molto più sul serio - e in ogni caso il risultato sarebbe stato migliore di questa indecisione.
Si capisce al volo che Reece è alla prime armi.
La dea cieca: non stiamo a menare il can per l'aia. E' una gran sòla.Va detto che me lo dovevo aspettare, visto che in patria è uscito nel 1993 (17 anni di ritardo, ragazzi! 17!).
Me ne accorgo perché l'ho finito da cinque giorni e già non mi ricordo per bene la trama, ma solo un pungente senso di fastidio. La protagonista è insipida, insulsa, tratteggiata in modo vago; le indagini buttate là senza un minimo d'intreccio e senza cognizione di causa - dopo le prime quaranta pagine il quadro è già chiaro a chiunque, tranne che ai personaggi.
Un thriller noioso, piatto e sfibrante.
La foto di copertina è più bella del romanzo in sé.
Gordon Reece, Topi
Edizioni Giunti, 2010
Traduzione di Silvia Rota Sperti
Prezzo: euro 16,00
Anne Holt, La dea cieca
Edizioni Einaudi, 2010
Traduzione di Giorgio Puleo
Prezzo: euro 18,50
Nessun commento:
Posta un commento