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domenica 28 agosto 2011

Terno al lotto

Il 24 agosto ho compiuto 15 anni (gioooia): visto che non sono per niente una ragazza materialista - sisi vabbè - e l'unico cappotto che mi piaceva sul serio costava decisamente troppo, mi sono limitata a cenare fuori con tre amiche e guardare un film. Però ho anche rimediato tre libri bellibellibelli tutti insieme, cosa che non mi era mai successa.

Franny e Zooey

  • Fatto 1: ho visto tutti i film di Tarantino tranne Charlie Brown e Grindhouse.
  • Fatto 2: dopo Franny e Zooey l'unico altro libro di Salinger (edito in Italia) che mi manca e Alzate l'architrave carpentieri e Seymour. Introduzione, che avrò chiesto in biblioteca almeno 20 volte senza alcun risultato - alla fine la bibliotecaria, scocciatissima, mi ha guardato bene in faccia e mi ha fatto: "Senti, ma sei sicura che questo libro esista davvero?".
La cosa bella del fatto 1 è che Quentin Tarantino ha solo 48 anni ed è quindi ragionevole aspettarsi almeno altri 3, 5, 10 film prima che decida di abbandonare le scene.
La cosa brutta del fatto 2 è che J.D. Salinger è morto del 2009.
La mia scorta di eroina letteraria sta per finire, dannazione.

Amo tutto quello che Salinger ha scritto. Di per sé suppongo sia stato una persona orribile, o poco meno, specie con la seconda moglie Claire - copio da Wikipedia perché non ho voglia di sintetizzare:

nel giugno del 1955, all'età di 36 anni, sposò la studentessa Claire Douglas. In dicembre nacque la loro primogenita Margaret, mentre nel 1960 nacque il secondo figlio, Matt. Salinger insistette perché Claire abbandonasse gli studi, solo quattro mesi prima di laurearsi, e andasse a vivere con lui, cosa che la ragazza fece. [...] Sia per l'isolamento della località in cui vivevano che per l'inclinazione personale dello scrittore, finirono per trascorrere lunghi periodi di tempo senza praticamente mai vedere nessuno. La figlia Margaret racconta che la madre ammise che vivere con Salinger non era facile, sia per l'isolamento sia per il suo carattere dominante; inoltre era gelosa del fatto che la figlia andava sostituendola, finendo per rappresentare l'affetto principale per il marito.
La piccola Margaret era ammalata la maggior parte del tempo, ma Salinger, che seguiva i dettami della Chiesa scientista, rifiutava di portarla da un medico. Anni dopo Claire confessò a Margaret che aveva praticamente superato il limite di rottura, e aveva progettato di ucciderla per poi suicidarsi.

però chi l'ha detto che un bravo scrittore debba essere anche una brava persona? 
Il giovane Holden è il romanzo che vorrei tutti avessero letto, i Nove racconti vorrei averli scritti io, ma Franny e Zooey praticamente parla di me. Ci sono interi paragrafi che stavano sopiti nella mia testa da anni.
Salinger ha pubblicato molti altri racconti negli Stati Uniti.
Dovrò andare a cercarli.

J. D. Salinger, Franny e Zooey
Edizioni Einaudi, 2010
Traduzione di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi
Prezzo: euro 9,50
 
 
Battle Royale

Andrebbe fatto leggere nelle scuole, perché si tratta di una grande lucidissima metafora.
Takami è spaventoso: come si fa a descrivere delle scene così sanguinarie con un linguaggio tanto asciutto?

Koushun Takami, Battle Royale
Edizioni Oscar Mondadori, 2009
Traduzione di Tito Faraci
Prezzo: euro 12,00



 Cattedrale

In realtà io cercavo I salici ciechi e la donna addormentata di Murakami, ma al momento esiste solo nelle costosissime edizioni Einaudi, quindi il libraio (che secondo mia madre ha un debole per me, ma a mia madre piace scherzare) mi ha suggerito Carver, che in effetti è Murakami senza la sua aura surreale - anzi, in realtà Murakami è Carver con un'aurea surreale aggiunta.

Raymond Carver, Cattedrale
Edizioni BEAT Biblioteca editori associati di tascabili, 2010
Traduzione di Riccardo Duranti
Prezzo: euro 9,00


martedì 14 giugno 2011

Oggi sono in vena di liste

Cose random successe negli ultimi giorni:
  • Cazzarola, quante sciantose sono in giro per il mio paese!
  • Mr. X mi fa incazzare: vabbè che va in giro con la maglietta I love Munich che adoro profondamente, vabbè che si mette a suonare la batteria in pubblico (e io trovo molto sexy i ragazzi quando suonano), ma mo' mi cita Le iene, Il sesto senso e persino Woody Allen sul suo profilo di facebook! Almeno fosse un idiota senza testa. E invece.
  • Ho partecipato a un concorsetto letterario regionale. La cosa buffa è che ho mandato un raccontino scritto così, alla cazzo di cane e in due ore, perché la mia prof ci teneva così taaaanto e io mi sentivo compassionevole. Insomma, mi hanno segnalato e il prossimo anno uscirà una raccoltina ina ina dei racconti e le poesie vincitrici. In due parole mi pubblicano un racconto, weeeee!
  • La scuola è finita e domani escono i quadri. Dovrei avere due otto e per il resto tutti nove. Lo dico così, perché ogni tanto mi piace vantarmi
Propositi per l'estate:
  • Imparare a cucinare
  • Imparare a suonare la chitarra
  • Imparare a mettere le dannate lenti a contatto
  • Finire un romanzo (breve)
Il romanz(ett)o l'ho già cominciato, per il momento viene bene, vagamente sullo stile di Scott Pilgrim vs. The World e con qualcosina del Giovane Holden.
Poi si vede.

sabato 30 aprile 2011

Nottata persa

Questo è un breve racconto che scrissi tempo fa. Non ho voglia di svilupparlo e non credo sia granché, dunque lo posto qui e chi s'è visto s'è visto.

***

- Non ci so’ più pesci, eh, Anto’?
- No, Michè, non ci sono.
Antonio guardò l’acqua tremula, affacciandosi dal pontile: ogni volta gli venivano in mente le squame sottili dei pesciolini grandi come dita che pescava da ragazzo, ma ormai l’unico riflesso argenteo rimasto era quello beffardo della luna.
- Svegliati, Anto’! Il lavoro è tanto, non c’è mica da perdersi dietro ai ricordi. Lo sai anche te, no? I ricordi ci fotteranno a tutti.
- Tieni ragione, Michè.
Si riscosse, s’avvicinò al compare intento ad aprire il bagagliaio dell’auto.
- Bella macchina -, disse. Ne apprezzò le cromature lucide passandoci sopra il dorso della mano.
- Ma… senti, Michè – riprese – Quando dici che il lavoro è tanto, che intendi? Peppino che t’ha detto?
L’altro gli fece segno di avvicinarsi. Indicò con il mento l’involto di plastica nera, poi cominciò.
- Allora, il grosso è fatto, ma il cemento gli va ancora fissato. Bisognerà aspettare una mezz’oretta ché l’ho comprato a presa rapida. Cioè, non è che l’ho comprato io, me l’ha portato Vannuzzo, bravo picciotto, mi ricordo che con suo padre si andava per i campi, da giovani…
Si stava perdendo, i ricordi avevano fottuto lui pure.
Antonio si fece coraggio e toccò la plastica con circospezione.
Non voleva svolgerla, ma immaginò che il morto se ne stesse buono buono con la testa sulla cassetta del cric, gli occhi chiusi e un bel buco in mezzo alla fronte.
- Chi era, il figlio di buona donna?
Michele s’interruppe.
- Era un notaio, il bastardo. Tonino Scarano, si chiamava pure come te! Era il titolare di quello studio che c’è a Santa Marina, c’hai presente? Uno schifo di persona, te lo giuro. Ma che ci voleva ad autenticare quel documento, eh, Anto’? Una firmetta, e tutto era a posto. Eh, troppo tardi ha imparato che non ci si deve mettere contro Don Giulio…
- Sempre così è – mormorò Antonio, scuotendo la testa.
- Era un montato, quello, si credeva d’essere un signore… era uno, com’è che si dice, snob?, sì, snob. Uno con la dannata puzza sotto il naso. E la sua famiglia non è meglio, sempre a non voler pagare il pizzo, i mentecatti! Ah! Ma che sarà mai, dico io, ma che sarà mai. Eh, Anto’, il sangue non mente, te lo dico io.
Ammiccò. L’amico non lo vide, se ne stette zitto, al buio.
L’altro si sentì in dovere di continuare.
- Con una professione come la sua… quanto darei io, per fare il notaio!
- Eh, Michè. Perché, questo un cattivo lavoro è?
- In genere no, però in affaracci come questo un po’ sì. Guarda in che sozzume ci tocca mettere le mani…
Tirarono giù il corpo e lo accomodarono su uno sgabello, accanto alla vaschetta e al cartone di cemento: a preparare la mistura ci volle poco, ma per infilarci le gambe del tipo dovettero tirargli su i pantaloni. Non doveva essere morto da molto; le gambe erano innaturalmente bianche e fredde, con le vene gonfie come vermi bluastri, ma non puzzava troppo.
Antonio rabbrividì, non c’aveva ancora fatto l’abitudine.
Aspettarono che il cemento si seccasse in silenzio.
Chissà a che pensavano.