Ecco la nuova rubrica estiva cinematografica, in cui si disquisisce dei miei momenti preferiti nei miei film preferiti. Ovviamente questa rubrica è piena di spoiler per chi non ha visto i film citati.
Il favoloso mondo di Amelie mi piace tantissimo tutto, ma soprattutto mi fanno impazzire i titoli di testa, dove ci sono tutti i giochi scemi che facevo anch'io da bambina.
Non lasciarmi, nonostante sia ambientato in Inghilterra, è uno dei libri meno occidentali che abbia mai letto: non è triste, è malinconico. Non è depresso, è rassegnato. Tutto sommato faccio fatica a considerarlo solo un romanzo di fantascienza, o di fantascienza distopica: stiamo parlando di una storia d'amore, una storia d'amore di quelle serie e commoventi come piacciono a me.
Ruth, Kathy e Tommy sono dei tre dei tanti cloni creati per fornire organi di ricambio agli esseri umani malati: sono stati creati per essere dei corpi, degli involucri. Vivono isolati dal mondo reale ad Hailsham, un grande collegio immerso nella compagna inglese, ignari di essere considerati repellenti esseri senz'anima dal resto della società. Fin da piccoli viene loro "suggerito" il loro destino, per cui nessuno si ribella.
Ma intanto Kathy e Tommy si amano, si sono sempre amati, nonostante Ruth - la confidente, l'amica, l'amante di Tommy - faccia del suo meglio per tenerli separati. Quando i due possono finalmente stare insieme, è troppo tardi: Tommy ha già subìto tre interventi e presto la quarta donazione metterà fine al suo ciclo.
Dicevo che si tratta di un romanzo molto poco occidentale. Nella nostra cultura, infatti, è inconcepibile la rassegnazione di questi ragazzi, inconcepibile che Kathy e Tommy non lottino per il suo amore: fuggite, diremmo loro, ribellatevi agli schemi, alla società. Sfuggite al vostro destino.
Non lasciarmi è un libro bellissimo, ma così dolente. A parte le spaventosa riflessione sulla tecnologia, a parte i dubbi etici su quando e perché si possa considerare qualcuno un essere umano, a parer mio il quid della faccenda è: come si può accettare un destino del genere? Come si può rinunciare a una vita vera, a un compagno o compagna, a dei figli, una casa... in altre parole a delle scelte?
C'è una parte megnifica verso l'inizio, quando Kathy ascolta Never let me go dell'immaginaria cantante Judy Bridgewater abbracciata a un cuscino, e Madame vedendola scoppia a piangere.
Una bambina di nemmeno dieci anni che è felice mentre ascolta la sua cassetta preferita, non sapendo che avrà pochissime altre occasioni per esserlo prima di donare i suoi organi a qualche sconosciuto (e nemmeno volontariamente): sì, mi sarei messa a frignare anch'io.